La chiusura del gioco d’azzardo non è giusta

Con la consueta onestà intellettuale che immodestamente ci guida nell’esprimere il nostro pensiero quando si parla del mondo del gioco, non si può evitare di dimostrare una certa sorpresa nell’aver appreso che la Regione Lazio ha emesso un bando per l’attribuzione di contributi a fondo perduto nel quale sono persino ammesse “molto stranamente” le attività di gioco ed i casino online più famosi. Non si può negare che questa iniziativa sia assolutamente controcorrente poiché, di fatto, l’industria del gioco nei vari ristori o nelle risorse messe a disposizione delle imprese è rimasta più che a margine. Tutto quello, o quasi tutto, che la filiera ha fatto nel periodo emergenziale è stato affrontato con le risorse aziendali, ed a volte anche personali, dei suoi operatori che pur di non perdere le proprie imprese hanno provveduto a mantenere il posto ai propri lavoratori, laddove lo Stato centrale non è arrivato a far pervenire la cassa integrazione, oppure a congegnarla in modo inarrivabile per una parte delle imprese di gioco che ne avrebbero avuto comunque diritto.

É sin troppo evidente, quindi, che l’iniziativa della Regione Lazio, che ha compreso anche le imprese del settore ludico, lascia oltre modo sorpresi sperando, ovviamente, che venga seguita anche da altre Regioni che piano piano si starebbero rendendo conto di quanto supporto economico ed occupazionale il mondo dei giochi potrebbe portare ai vari territori. Non vi è dubbio che il gioco pubblico abbia una certa importanza a livello erariale e che il lungo periodo di chiusura cui le sue imprese sono state sottoposte dai vari provvedimenti contenuti nei Dpcm della Presidenza del Consiglio abbia creato anche per gli stesi territori problematiche di un certo rilievo. Senza contare, come si ribadisce molto spesso, quanto l’assenza del gioco pubblico sulle realtà territoriali abbia consentito inevitabilmente all’illegalità di “fare affari d’oro” e di impossessarsi dello spazio lasciato disponibile dall’assenza forzata del gioco legale, rappresentato dai concessionari autorizzati ad offrire il gioco di Stato ai cittadini.

Come è altrettanto evidente che le Regioni comincino a ripensare seriamente all’accordo intervenuto in Conferenza Unificata nel 2017 dove tutti i protagonisti, più o meno, erano intenzionati ad accettare una Legge nazionale sul Gioco che avrebbe uniformato meglio il territorio con una distribuzione dei punti di gioco omogenea senza che una zona ne fosse ricolma ed un’altra invece sprovvista di offerte legali di gioco. Quell’intesa è sempre più spesso ricordata, peraltro anche dal sottosegretario Pier Paolo Baretta e dal Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, figure che recentemente “spingono” verso il riordino nazionale del gioco rendendosi conto che questa sia la strada giusta per mettere il mondo dei giochi in condizioni di poter “avere finalmente ancora una vita commerciale” alla ripartenza delle attività ed alla rinascita dell’economia del nostro Paese. Piano piano, quindi, la sensazione che si cominci a guardare al gioco con meno “cattiveria e meno discriminazione” sembra più palpabile: di certo, sarebbe più utile che oltre alle Regioni questa percezione si esprimesse anche da parte del Governo Centrale.

Cosa che per il momento ancora non accade, forse perché come viene detto spesso, l’Esecutivo è in altre faccende (molto più politiche) affaccendato: ma prima o poi dovrà cedere all’incalzare degli eventi e rinunciare agli introiti del gioco nell’attuale situazione economica del Paese sembra una mossa alquanto “discutibile, se non addirittura stupida”, senza offendere nessuno ovviamente. Quello che, invece, sembra essere l’indirizzo dei vari Governatori è quello di aprire un dialogo ed un confronto con il mondo del gioco e le associazioni di categoria che ne proteggono le sue imprese: confronto sopratutto mirato a raccogliere proposte condivisibili con i vari Enti Locali e che possano essere seguite realmente dai fatti. Sicuramente, le Regioni vorranno considerare un numero maggiore di luoghi sensibili sempre in proporzione a quelli indicati nella già citata intesa della Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti locali che sembra poter assurgere a diventare un “faro illuminato” per il riordino attuale del gioco.

Se si guarda, però, tutto questo “fare” che andrebbe organizzato non si può evitare di sottolineare che in questo scenario le attività di gioco ed i siti dove giocare al blackjack gratis senza depositare soldi veri, sono state chiuse lo scorso anno quasi per un semestre con perdite economiche da considerarsi più che ingenti: ma anche che per lo più sono state escluse dai ristori regionali ed addirittura garantite in modo veramente irrisorio da quelli governativi. Forse, proprio per questo la Regione Lazio in testa sta “aprendo” con questo bando di contributi a fondo perduto che comprende anche il settore del gioco: anche se bisogna distinguere tra le sale da gioco vere e proprie e quegli esercizi che svolgono un’attività principale diversa, ma dove installano apparecchi di gioco, come per esempio bar e tabacchi. Le prime sono state quelle più colpite dalle disposizioni dei Dpcm, mentre le seconde hanno potuto contare sulla loro attività predominante ed essere sostenute dai ristori riservati a tali attività: hanno solo dovuto spegnere le apparecchiature di gioco installate, essendo queste ultime attività secondaria.

Proprio per tale discorso specifico, sta apparendo giusto che i gestori degli apparecchi ludici siano sostenuti con ristori economici da elargirsi anche a livello regionale, cosa che è già accaduta per altre attività e come ha fatto di recente, anche se con enorme sorpresa, la Regione Lazio che con il gioco pubblico non ha per così dire un rapporto idilliaco né tanto meno scorrevole. Ma tant’è, questo “raro passo incontro ai giochi” è assolutamente da apprezzare e da seguire perché è indiscutibile che le imprese ludiche siano imprese legali che oltre tutto rappresentano lo Stato ed i suoi prodotti di gioco. Questa cosa sembra venga dimenticata troppo spesso, sopratutto da parte dello stesso Stato che invece dovrebbe avere il compito di difendere la legalità sul proprio territorio e le “sue Riserve di Stato”. Prima o poi dovrà pur ricordarsene: chi ti ha creato, generalmente non si dimentica mai del proprio “figlio”.